“Le nuove tecniche di fecondazione artificiale disconoscono e non rispettano il diritto del bambino a nascere dall’atto coniugale e da un padre e una madre ben precisi”. Lo ha detto don Mauro Cozzoli, docente di filosofia morale alla Pontificia Università Lateranense, commentando la recente notizia di alcuni esperimenti americani, grazie ai quali è possibile intervenire direttamente su un ovulo femminile troppo “vecchio”, sostituendone una parte con un ovulo di una donna più giovane. In merito alla tecnica di procreazione medicalmente assistita in questione, Cozzoli fa notare che, grazie ad essa, “il bambino nasce da due madri biologiche, cioè dalla combinazione genetica di due madri, o quantomeno da una madre indifferenziata”. Questa tecnica, perciò, non riconosce “la verità del venire al mondo di un bambino”: un diritto, questo, che va, invece, “configurato e rispettato”. In altre parole, per Cozzoli, “il fatto che una tecnica possa soddisfare un desiderio, pur legittimo, ad un figlio, non modifica la verità, non crea un’altra verità, e neppure crea un diritto al figlio. La logica di un figlio a tutti i costi non è eticamente accettabile”. Per questo, ha aggiunto il moralista, se “curare l’infertilità della coppia è un obiettivo eticamente lecito e per tanti aspetti anche doveroso, e tutto quello che va nel senso terapeutico è accettabile moralmente e deve essere anche perseguibile giuridicamente”, non è ammissibile, invece, il fatto di seguire “altri percorsi non terapeutici, che consistono nel dare in ogni modo un figlio ad una coppia, senza curare l’infertilità”.