Lo ha detto mons. Sergio Lanza, preside dell’Istituto Pastorale della Pontificia Università Lateranse, intervendeo oggi alla 48ª Settimana nazionale del Centro di Orientamento Pastorale (Cop), in svolgimento a Salsomaggiore (Parma) sul tema “Cratività dello Spirito e programmazione pastorale”. La programmazione pastorale, ha spiegato il relatore, “esige la verifica, non solo nella fase finale, ma anche nelle tappe intermedie” ed anche se “è impietosa” va fatta nelle singole realtà ecclesiali. La programmazione pastorale, ha proseguito Lanza, “è l’attuazione del progetto pastorale ed ha un carattere di estrema concretezza, ma non di rigidità”.All’origine del progetto, inoltre, c’è sempre “una decisione pastorale”, che “individua, tra i molti problemi ed esigenze, quella che deve essere primariamente perseguita, che ha una capacità ‘strategica’, capace di trainare tutta la vita della comunità”.”Una creatività – ha concluso Lanza – che non si confronta con la fatica della realizzazione quotidiana, è velleitaria, narcisistica, presuntuosa ed evasiva: non edifica la comunità ma la confonde e la disperde”. Allo stesso modo, però, una programmazione che non fa i conti con il “soffio” dello Spirito “è pragmatica, immobile, autoritaria, burocratica: irrigidisce la comunità, la illude di autosufficienza e la mistifica”.