Ad avviso del direttore dell’Ufficio Cei per il lavoro, vanno rimosse alcune cause che impediscono l’adozione delle misure necessarie per far fronte al problema dell’occupazione: “In primo luogo i mutati scenari economici in chiave europea rendono pressoché indispensabile, anche per le politiche del lavoro, il superamento dell’ottica prevalentemente nazionale”. In secondo luogo è necessario, avverte don Operti, che “il modello di sviluppo che le politiche europee intendono avviare e perseguire, non sia esclusivamente di carattere neo-liberistico con la ripresa dei vecchi miti a proposito degli automatismi regolatori del libero mercato”.Inoltre “i servizi alla persona e alla collettività, se regolamentati secondo criteri di efficienza e di solidarietà, possono veramente costituire quei nuovi bacini di lavoro di cui tanto si parla e che si stenta a far partire in modo non residuale o marginale. Si evince pertanto, ancora una volta, il ruolo della formazione della persona, sia a livello scolastico che professionale e l’urgenza di una riforma complessiva”. Infine, conclude Operti, “in questa cornice, indispensabile per progettare un corretto incremento di occupazione, non vanno certamente dimenticati i valori di fondo della convivenza sociale. In questa direzione sembrano muoversi i patti territoriali e i contratti d’area”.