“Il passaggio al 2000 non è nulla di eccezionale, in quanto ogni giorno entriamo nel futuro e cambia qualcosa” questo pensano gli italiani intervistati nell’ambito della ricerca “i segni della comunicazione di fine millennio” realizzata da Explorer per Mediaset e presentata stamattina a Roma. “I semplici cittadini immaginano il futuro senza grandi visioni – ha detto il presidente Mediaset, Fedele Confalonieri – dominato da preoccupazioni ordinarie ma pressanti come il lavoro, la sicurezza personale, il degrado ambientale”. Nella ricerca emerge una distanza “tra gli scenari futuristici presentati dai media e la percezione personale del nuovo millennio”. Il cinema offre del futuro “visioni in nero, in cui l’uomo è divorato dall’ambizione di domare la natura con inevitabile disfatta finale e annullamento in qualche realtà virtuale”. La televisione e la stampa si distinguono, “per gli entusiastici reportages dedicati alle nuove tecnologie e alla loro capacità di semplificare la vita degli uomini” con lo stesso “approccio rasserenante della pubblicità”. Ne viene fuori “un universo di valori contraddittorio” in cui inquietante è sapere che “in questo momento nei laboratori scientifici qualcuno sta compiendo esperimenti genetici che cambieranno il cibo di cui ci nutriamo e il nostro stesso organismo”. Secondo don Vincenzo Paglia della Comunità di S. Egidio “bisogna ridisegnare un futuro solidale, anche utopico”, non segnato dalla “tranquillità dell’oroscopo”. La rinascita del sacro in questa fine millennio, secondo don Paglia, “deve spingere a formare una costituente religiosa con esponenti del mondo laico, religioso, sociale, per ravvivare il dialogo e la dialettica tra le forze religiose, per ridare spazio a quei valori per i quali vale pena vivere”.