Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana. Il viaggio in Cina del presidente americano ripropone la questione del “nuovo ordine mondiale” dibattuta ormai da un decennio, dal crollo del Muro e dal collasso dell’Urss. Ma ormai siamo fuori definitivamente dal Ventesimo secolo, e le immagini di Pechino ci danno un nuovo quadro, ancora incerto, complesso e difficile da decifrare, ma che presenta dati nuovi Abbiamo assistito all’incontro tra due “imperi” celebrato sui teleschermi di tutto il mondo ed anche sui teleschermi cinesi.Il primo incontro tra l’ultimo, grande impero territoriale, quello cinese, e l’impero “globalizzato” degli Stati Uniti. L’economia e il sistema della comunicazione ne sono stati i grandi protagonisti proprio perché sono i due grandi registri del processo di globalizzazione, che ormai tocca anche la Cina. Come cambierà questa grande parte del mondo? Quali cambiamenti porteranno le sue trasformazioni? Sono le domande del nuovo secolo, che è già cominciato e che si giocherà non tanto sulle ideologie, quanto appunto sul concetto e sulla “metafora dell'”impero”, sui processi della globalizzazione e sulle nuove strutture economiche, sociali ed istituzionali che essi sono destinati a produrre.A più breve termine, tra le questioni collegate alla globalizzazione ci sono anche i grandi temi dell’assetto geopolitico ed in particolare la questione degli equilibri regionali sotto la regia e la tutela della “pax americana”. L’Asia giocherà certamente un ruolo importante. Anche da questo punto di vista il ruolo della Cina ed una sua eventuale partnership con gli Stati Uniti sono cruciali. La crisi del Giappone e delle “giovani tigri” rilancia questo tema in una prospettiva appunto strutturale. E per converso solleva altre questioni in merito alla posizione della Russia e dell’Europa, e delle potenze nucleari del sub-continente indiano. Gli sconvolgimenti economico-finan ziari sulle piazze dell’Estremo Oriente appaiono una delle prime partite di un gioco complesso verso nuovi equilibri. Ma vecchio e nuovo probabilmente sono destinati a convivere ancora per qualche tempo, in uno scacchiere mondiale che sta cercando un nuovo equilibrio.Risalta qui il tema cruciale dei diritti umani. E, prima ancora, proprio la grande questione della tutela, dello sviluppo e della promozione della persona umana, dei suoi inalienabili diritti (e doveri). Giovanni Paolo II, sviluppando e rilanciando l’insegnamento costante della Chiesa ed il messaggio conciliare, lo ha detto più volte con grande passione e chiarezza: la libertà comincia dalla libertà religiosa. Lo ha ripetuto nel discorso alle Nazioni Unite, in tutti il luoghi della terra che ha potuto visitare, di fronte a tutti i regimi. Questo è tanto più vero in Cina. L’affermazione e la realizzazione della libertà e la dignità della persona passano attraverso il pieno riconoscimento della libertà religiosa. Per la Cina si tratta di un punto di passaggio obbligato per poter diventare uno dei protagonisti del nuovo secolo che è già cominciato e del un nuovo equilibrio mondiale che si sta disegnando.Moltissimo c’è da fare, e non solo in Cina, per la libertà religiosa come principio e garanzia di tutte le libertà. C’è ancora un passo avanti da fare per l’umanità, sconfitte le ideologie di morte e le dottrine di chi ha preteso di negare Dio ed ha sterminato milioni di esseri umani. Ecco perché Giovanni Paolo II continua ad avere in mente un viaggio in Cina e tiene nel suo cuore i testimoni della fede in quell’immenso Paese.