E’ necessario attivare “una pastorale specifica con personale e strutture adeguate, per i gruppi di immigrati cattolici sparsi sul territorio”, sono parole di padre Bruno Mioli, direttore dell’Ufficio per la pastorale degli immigrati esteri in Italia della Fondazione Migrantes, intervenuto al convegno nazionale di pastorale dei circhi e luna park apertosi oggi a Collevalenza (Pg). Fa riflettere, ha dichiarato Mioli, il fatto che “questa gente dispersa venga raggiunta in forma sistematica e tenace da attivisti e pastori dei nuovi movimenti religiosi”. Tra le cause che favoriscono il proselitismo, padre Mioli annovera il culto, che genera “senso di appartenenza e coesione” e che “agisce molto sull’emotività”, una leadership “che sa comunicare ed è punto di riferimento”, gli aiuti concreti forniti a chi ne ha bisogno. Per rilanciare una nuova evangelizzazione tra i migranti occorre “che la cura pastorale specifica non sia saltuaria ma abbia un ritmo settimanale” evitando che “si infiltri qualcun altro a colmare a modo suo il vuoto”, “far scattare la familiarità, il contatto personale, la confidenza verso i fratelli immigrati”, “formare laici che, oltre ai catechisti, siano animatori di comunità”. E’ opportuno, ha concluso padre Mioli, chiedersi se all’origine di questo proselitismo “ci siano l’incapacità, l’indifferenza o i timori delle nostre Chiese locali a dare risposte ai fratelli che vengono da lontano”.