LETTERA DEL PAPA: SEMERARO, “NESSUN ‘GIRO DI VITE'”. (2)

Sulla questione del “giuramento di fedeltà” – già richiesto nel 1989 dalla Congregazione per la dottrina della fede a teologi e persone che esercitano un ministero ecclesiastico di insegnamento, e ora inserito anche nel documento pontificio – il teologo osserva che esso “è sempre esistito. E’ sempre stata richiesta l’adesione dei fedeli, come espressione di quel vincolo di unità della Chiesa che deriva dalla professione della fede”. A seconda degli interventi magisteriali, precisa il teologo, “varia, naturalmente, anche il tipo di adesione richiesta”. Riferendosi al rapporto tra magistero della Chiesa e professione di fede, Semeraro fa notare che “una dottrina così insegnata deve essere accettata e fermamente ritenuta. Al magistero autentico è richiesto un ossequio religioso, cioè religiosamente motivato, alle verità di fede: non solo un’adesione esteriore, ma un’adesione che rientra nella logica dell’obbedienza della fede”. Citando la Dei Verbum, infine, il teologo sottolinea che “i mezzi principali per progredire nella conoscenza delle verità rivelate sono la riflessione e lo studio, l’esperienza spirituale e la predicazione di coloro che hanno ricevuto il ‘carisma certo di verità”, cioè vescovi, il cui compito, come ricorda l’ultima lettera apostolica papale, è quello di “conservare, esprimere e difendere la Parola di Dio. I vescovi sono i dottori autentici, e il loro carisma proprio consiste nell’insegnare, rivestiti dell’autorità di Cristo. Il ministero proprio del Papa, in questa prospettiva, è quello di essere il maestro della Chiesa universale”.