LETTERA DEL PAPA: SEMERARO, “NESSUN ‘GIRO DI VITE'”

“Non è il Papa che ‘stringe la vite’, è la Parola di Dio che è esigente”. Questo il commento del prof. Marcello Semeraro, docente di ecclesiologia e mariologia alla Pontificia Università Lateranense, alla lettura giornalistica della lettera apostolica del Papa “Ad tuendam fidem”, con il quale vengono inserite alcune norme nel Codice di diritto canonico e nel Codice dei canoni delle Chiese orientali. Al presunto “inasprimento disciplinare” del Vaticano verso teologi e fedeli su temi quali il sacerdozio femminile e l’eutanasia, il teologo risponde facendo notare che, dal punto di vista ecclesiologico e teologico, “non c’è alcuna novità nel documento pontificio”, che “rientra nella logica dell’obbedienza della fede”. L’unica “novità” del documento pontificio consiste “nell’integrazione, dal punto di vista giuridico, di una lacuna dei due Codici”. Nella professione di fede, infatti, vengono inserite “quelle dichiarazioni di verità connesse a tal punto con le verità di fede che la loro ‘definitività’ deriva dalla stessa rivelazione divina”. DIchiarazioni che non erano state inserite nel Codice di diritto canonico e nel Codice dei canoni delle Chiese orientali “solo per le differenze di tempo, dovute alla scrittura e all’approvazione dei Codici stessi”. L’altra “novità” del testo papale, consiste nel fatto che “vengono stabilite le sanzioni disciplinari e penali riguardanti questa categoria di verità”, qualora le norme non vengano rispettate. “Il divieto dell’ordinazione sacerdotale delle donne o l’eutanasia – spiega ancora il teologo riferendosi a due esempi di “verità” cui prestare giuramento (citate nella nota illustrativa della Congregazione per la dottrina della fede) – sono premesse che appartengono alla dottrina comunemente insegnata cioè alla teologia”. (segue)