E’ questa la proposta lanciata da don Luigi Guglielmoni, sacerdote ed esperto di pastorale dello sport, al termine dei mondiali di calcio. Alla fine di una manifestazione “che ha coinvolto miliardi di persone” e ha avuto tanti aspetti positivi – “incontro fraterno tra i popoli, efficienza organizzativa, spettacolo divertente, correttezza sportiva” – “non sarebbe stato bello, oltre che educativo, compiere pubblicamente un gesto di beneficenza verso qualche situazione di bisogno?”, si chiede don Guglielmoni. Visto che, prosegue il sacerdote, la “macchina” dei mondiali ha fatto circolare molti miliardi, “un atto di condivisione con qualche realtà di popoli non direttamente rappresentati nella competizione, ma realmente bisognosi, avrebbe avuto un grande effetto di sensibilizzazione al problema e di stimolo all’aiuto effettivo”. Per mesi, ad esempio, si è parlato di bambini schiavizzati nel lavoro, come quelli incaricati di “cucire” i palloni da calcio: “Dopo tante prese di posizione che spesso non vanno oltre le parole”, sostiene don Guglielmoni, il mondiale inteso come evento di solidarietà “sarebbe stato una stupenda occasione per porre un segno ‘profetico’, pubblico, controcorrente”. Una proposta, questa, conclude il sacerdote, “da tenere presente per il futuro”, visto che “il mondo sportivo, se da una parte è l’espressione del consumismo, dall’altra è aperto a varie forme di solidarietà”, che la gente apprezzerebbe.