“In un tempo di marcata frammentazione e dispersione educativa, segnato per di più da una progressiva disaffezione per la parola fede”, è necessario dar vita ad una “scuola per la persona” capace di “dilatare gli spazi”, “pensare in grande” e “cogliere le dinamiche profonde della storia e le pieghe riposte degli eventi e dei fenomeni umani”. Lo ha detto mons. Sergio Lanza, preside dell’Istituto Pastorale dell’Università Lateranense, che intervenendo questa mattina alla prima scuola di formazione per i responsabili degli Uffici diocesani di pastorale della Scuola, ha tracciato le idee guida per un “progetto educativo in prospettiva cristiana”. “Nel contesto culturale odierno – ha fatto notare il teologo – il riferimento della scuola alla educazione, diffusamente riconosciuto a parole, suona di fatto molto problematico, per la evanescenza sfuggente dei significati e la sfumata latitanza dei riferimenti: l’appello generico ai valori, infatti, ottiene ampio e facile consenso, ma a prezzo di un appannamento dei contenuti”. “Solo respingendo la tentazione di una convivenza passiva dei diversi orientamenti e della loro pretesa neutralità – ha detto il teologo – è possibile superare la frammentarietà e la dispersione”. In questo senso, la “dimensione religiosa” appare “efficacemente come punto di intersezione”. Essa “non è soltanto un tema squisitamente teologico, ma costituisce fattore qualitativo dell’esperienza vitale”. “In tal modo – ha aggiunto Lanza – il processo educativo recupera unitarietà e mantiene al centro la persona”.