RAPPORTO POVERTÀ ’97: AUMENTANO LE DISUGUAGLIANZE

Sono ben 2 milioni 245 mila le famiglie povere in senso “relativo”, le famiglie cioè i cui componenti consumano meno della metà della media pro capite nazionale. Queste rappresentano l’11,2% delle famiglie italiane, quasi un punto percentuale in più rispetto all’anno scorso. Nel ’96 erano infatti 2 milioni 79 mila, il 10,3% del totale. In Italia i poveri sono dunque 6 milioni 908 mila, 356 mila in più rispetto all’anno scorso.Sono questi i risultati definitivi del rapporto annuale della Commissione di indagine sulla povertà e sull’emarginazione, presentato oggi a Roma. “Ma se c’è un aumento dell’indice di povertà – ha spiegato Paolo Garonna, direttore dell’ISTAT – ciò va collegato all’andamento del ciclo economico. Tra il ’96 e il ’97 c’è stato un aumento della spesa per consumi, e dunque della soglia di povertà, fissata a 1.234.000 lire mensili, contro il 1.190.000 lire dell’anno precedente. Aumentando la soglia, aumentano anche le persone che si trovano al di sotto. Mentre, se guardiamo gli indicatori di povertà assoluta, questi rimangono sostanzialmente stazionari”. Cresce dunque la diseguaglianza tra famiglie benestanti, che consumano sempre di più, e famiglie povere che possono consumare sempre meno. Le famiglie povere in senso “assoluto”, quelle cioè che non arrivano a consumare un insieme di beni considerati essenziali, sono 1.504 mila, per un totale di 5 milioni 7 mila persone. Rappresentano il 7,5% delle famiglie italiane, contro il 7,2% dell’anno scorso.