“Una giovane e bellissima donna che preferisce appendersi al rami di un albero, in una via solitaria appena fuori della città, è un monito così forte che dovrebbe scuotere le coscienze e interrompere quella superficiale e volgare maniera di intendere la prostituzione come il mestiere più antico del mondo che non può essere eliminato”. Così don Elio Bromuri, direttore del settimanale regionale “La voce” commenta al Sir l’episodio della giovane profuga bosniaca che si è suicidata a Perugia per la vergogna di non essere riuscita a sfuggire ai ricatti e alle minacce di chi la costringeva a prostituirsi.”C’è voluto il suicidio di Mira, disperata, ingannata, umiliata e abbandonata per far risaltare la tragedia della prostituzione – dice don Bromuri -. Tragedia di giovani donne che vengono ingaggiate per un lavoro inesistente e poi avviate con lusinghe e minacce all’umiliante commercio del sesso e gettate sul marciapiede”. Don Bromuri punta il dito sui “numerosi clienti, italiani di ‘buone famiglie’ e di nutrito portafoglio” (secondo una credibile stima vi sono 9 milioni di ‘clienti’ in Italia) che “pensano di andare a divertirsi e di averne diritto” e nelle donne “vedono solo un corpo da usare”, senza essere “neppure scalfiti dal sospetto che hanno a che fare con delle persone umane, che spesso si portano dentro drammi familiari, personali e sociali”. Don Bromuri ricorda che le forze dell’ordine “hanno in mano gli strumenti per combattere il fenomeno e per ripulire le strade ed inoltre sta crescendo anche un rinnovato impegno da parte delle volontariato cattolico per la ‘liberazione delle schiave’, con metodi che non si limitano al livello della cosiddetta ‘riduzione del danno'”.