CASO DOPING: MOSELLA (CSI), “È NECESSARIO UN CORAGGIOSO ESAME DI COSCIENZA”

“Più che gridare periodicamente allo scandalo, e poi minimizzare o rimuovere il problema, la parte integra del sistema sportivo, che vogliamo sperare sia la maggioranza, deve cominciare a riflettere sulle sue responsabilità e le sue omissioni nei confronti dei giovani” lo ha dichiarato al Sir Donato Mosella, presidente del Csi (Centro sportivo italiano), commentando le recenti vicende del Tour de France, che hanno visto squalificare un’intera squadra per uso di sostanze proibite per migliorare le prestazioni atletiche. “Che il doping circoli nel mondo del ciclismo e in altri settori sportivi – ha detto Mosella – è una verità che tutti conoscono tacendola e che ogni tanto affiora in esempi clamorosi”. Secondo Mosella lo sport agonistico ha la responsabilità di proporre “ai giovani esempi di vita positivi”. Molto spesso, invece, lo sport giovanile subisce sempre più le “devianze e certe esasperazioni dello sport di vertice” che propone “il doping, la violenza tra avversari e la sete di successo che avvelena ogni cosa”. “Chi si dedica alla promozione dello sport giovanile come fattore di educazione – per Mosella – fa ormai la fatica di colui che nuota controcorrente”. Sono decine di migliaia gli educatori volontari che “spendono una parte significativa della loro vita per insegnare ai giovani che lo sport è fatto di valori e che il rispetto per se stessi e per gli altri è più importante di qualsiasi medaglia”. Purtroppo, constata Mosella, “ciò che i giovani apprendono dai giornali o dalle televisioni insegna tutt’altra cosa”.