MIGRANTES E CARITAS: CLANDESTINI, URGE UN’INIZIATIVA DIPLOMATICA (2)

280 persone in un grosso capannone: è questo il centro di accoglienza di Agrigento, in cui la situazione – spiega don Giuseppe D’Oriente, responsabile della Caritas dicoesana – “è abbastanza tranquilla”, nonostante la “protesta” descritta nei giorni scorsi dai giornali. “E’ gente molto semplice”, continua don D’Oriente, “c’è qualche facinoroso, ma la maggior parte è costituita da persone che vogliono uscire dalla loro estrema povertà, non sapendo però ciò a cui vanno incontro”. Ed è proprio “l’ansia per il proprio futuro”, il non sapere cosa li aspetta, il problema principale di questi “nuovi” clandestini. Come a Lampedusa, dove gli “sbarcati” sono ormai da 14 giorni nel centro di accoglienza in attesa di una “destinazione”. “Questa situazione – spiega il responsabile della Caritas di Agrigento – deve essere risolta il più presto possibile. Restando chiusi tutto il giorno, senza sapere cosa fare, tra gli immigrati si creano tensioni, malumori, qualsiasi piccolo problema diventa enorme”. Generi di prima necessità, cibo, abiti, materiale igienico, assistenza sanitaria: questi gli aiuti messi a disposizione dalla Caritas e dalle parrocchie, in attesa di “predisporre un altro centro di accoglienza” per ridurre il sovraffollamento dell’unica struttura per ora esistente. “La gente del luogo – spiega don D’Oriente – è molto accogliente, anche perché è abituata alla presenza degli immigrati. Anche da noi, inoltre, c’è una fortissima mancanza di lavoro e il povero accoglie facilmente il povero”. Le forze dell’ordine e le autorità locali, inoltre, si sono rivelate “molto disponibili”. Sul piano politico, osserva però il responsabile Caritas, “manca la progettualità e ciò rende difficile anche per noi operare sul territorio”.