MIGRANTES E CARITAS: CLANDESTINI, URGE UN’INIZIATIVA DIPLOMATICA

La chiede padre Bruno Mioli, direttore dell’ufficio per la pastorale degli immigrati esteri in Italia della Fondazione Cei Migrantes, che commenta i nuovi “disordini” originati dai continui sbarchi clandestini sulle coste italiane: ad Agrigento, ad esempio, c’è stata una vera e propria “rivolta” di alcuni ospiti dei centri di accoglienza. Il “pensiero dominante” nel nostro Paese, afferma Mioli, è che “quello degli sbarchi clandestini è un problema troppo grande perché possa essere risolto senza accordi tra Italia e Paesi mediterranei”. Per questo, accordi bilaterali, come quello realizzato con l’Albania, osserva Mioli, dovrebbero essere incrementati, in particolare con Tunisia e Marocco. Questo tipo di accordi, sottolinea Mioli, dovrebbero anche prevedere “la riconsegna dei clandestini al luogo dal quale sono fuggiti, per evitare il sovraffollamento dei centri di accoglienza”. L’esponente di Migrantes osserva, inoltre, che l’Italia “può guardare a testa alta le altre nazioni”, perché “nei confronti dei clandestini, prevale il senso umanitario”. Ciò non toglie, aggiunge però Mioli, che la voce dell’Italia “dovrebbe diventare più autorevole, più credibile. La disperazione di questa gente non va accettata fatalisticamente e coloro che la sfruttano vanno scoraggiati attraverso un’azione comune europea”. Un invito a “prendere accordi con i Paesi limitrofi”, perché “da soli non ce la facciamo”, viene anche dal direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Luigi Petris. “Quella dei continui sbarchi clandestini – afferma Petris – non è un’invasione, ma uno ‘stillicidio’ da prendere sul serio”. Tra gli ultimi immigrati sbarcati sulle nostre coste, osserva inoltre mons. Petris, “non ci sono solo tunisini, ma anche profughi, provenienti da Paesi devastati tra scontri e lotte interne. Un motivo in più, questo, per stare attenti a non commettere errori”. (segue)