A ribadire la necessità di una presenza civile che restituisca forza all’azione non violenta in Kosovo è l’associazione “Papa Giovanni XXIII”, che ha presentato oggi a Bologna una serie di iniziative rivolte alla soluzione dei conflitti in alcune zone del mondo: in Kosovo, Croazia e in Chiapas (Messico). Da lunedì partiranno per Pristina (Kosovo) i primi 5 volontari che, durante il mese di agosto, “cercheranno di intrattenere contatti con serbi e albanesi, con le associazioni pacifiste locali e italiane, con gli studenti e le donne kosovare”, spiega al Sir Samuele Filippini, del settore obiezione di coscienza e pace dell’associazione. Lo scopo di questa prima missione è di pianificare le modalità di intervento “per dare vita ad una presenza in Kosovo di centinaia di cittadini italiani con la funzione di osservatori e mediatori”. Tra questi, potrebbero essere compresi molti obiettori di coscienza che già hanno offerto la propria disponibilità, ma la cui partenza è impedita per motivi burocratici: “Abbiamo già mandato una lettera al ministro della difesa Andreatta per chiedere lo sblocco dei passaporti – dice Filippini – perché manca ancora il regolamento per applicare l’art.9 della nuova legge sull’obiezione di coscienza che permette di svolgere il servizio civile all’estero”. Secondo Filippini, che nel corso di quest’anno si è già recato altre due volte in Kosovo, “bisogna fare attenzione a non legittimare le forze violente e i nazionalismi emergenti, anche da parte albanese. Per questo è necessario ridare forza all’azione non violenta, affinché non vengano ignorate le voci moderate”.