“La capacità di aiutare la persona a trovare la propria unitarietà nella complessità è ancora, a livello ecclesiale, un compito importantissimo: altrimenti, avremmo cristiani per dieci minuti al giorno o per un’ora alla settimana e non cristiani che riescono ad integrare la fede nella propria vita”. Lo ha detto al Sir il sociologo Mario Pollo, dell’Università Pontificia Salesiana, commentando i dati dell’ultimo rapporto Iref (Istituto di ricerche educative e formative), presentato nei giorni scorsi alla stampa, dal quale risulta che il 25 per cento degli italiani aderisce ad un’associazione, il 20,6 per cento dei quali ad un’associazione sociale. Secondo Pollo, i dati Iref vanno presi “con molta cautela”, perché “le persone che partecipano attivamente, con un impegno regolare nel tempo, ad un’associazione sono in realtà una quota molto più bassa”. A proposito del futuro dell’associazionismo di tipo educativo, Pollo ha osservato che esso dipende dalla capacità di “diventare più flessibile e articolato nel territorio” e di “partire dal ‘frammento’, cioè da un bisogno settoriale, da un interesse particolare, da qualcosa che i ragazzi vivono, e a partire da esso proporre ai giovani un percorso per aiutarli a leggerlo in un’ottica più globale, in un processo di ‘ricostruzione’ della persona”. Ogni interesse giovanile, anche quello “apparentemente più sciocco o più banale”, ha concluso il sociologo, “può essere un aggancio per far scaturire domande serie a livello educativo”.