Secondo quanto riportato dall’agenzia Misna e dal mensile Nigrizia, “il mattino del 28 luglio i servizi di sicurezza (Security) e la Polizia (40 uomini) sono entrati nel cortile della chiesa di Hilla Mayo (Khartoum) con l’intenzione di arrestare padre Lino Sebit, giovane sacerdote sudanese che lavora nella parrocchia dei Martiri d’Uganda (Hilla Mayo). Pretesto per la detenzione: accusa di omicidio. Ma il padre non era in casa”. Il giorno successivo il sacerdote, “accompagnato da alcuni avvocati della Chiesa cattolica, si e’ recato al quartiere generale dei Servizi di Sicurezza, dove e’ stato trattenuto agli arresti; il capo d’accusa nei suoi confronti e’ partecipazione alle esplosioni avvenute nella capitale sudanese alcune settimane fa. Ventiquattr’ore dopo il suo arresto, i contatti avviati con le autorita’ sudanesi non avevano dato alcun risultato circa il luogo di detenzione di p. Lino Sebit”. Secondo la diocesi di Khartoum si tratta di un’operazione di discredito ai danni della Chiesa cattolica in Sudan. Nella notte di sabato 1 agosto, inoltre, un gruppo di uomini dei servizi di sicurezza ha forzato l’ingresso e fatto irruzione nella cattedrale di S. Matteo a Khartoum, minacciando i fedeli e prelevando dalla loro abitazione p. Hilary Boma, che rappresenta l’arcivescovo di Khartoum nelle relazioni con le autorita’ governative, e p. William Nilo, poi rilasciato.