Non è giunta ancora nessuna rivendicazione o richiesta di riscatto per padre Luciano Benedetti, il missionario del Pime (Pontificio Istituto Missioni Estere) che è stato rapito mentre si trovava nel villaggio di Santo Nino, a 8 chilometri dalla missione di Sibuco, nelle Filippine, in una fattoria gestita da una cooperativa agricola nata alcuni anni fa (chiamata Snof). A dichiararlo è padre Giulio Mariani, superiore regionale del Pime nelle Filippine, che spiega che “padre Benedetti aveva deciso di pernottare in quella fattoria, mentre si trovava in visita ad alcuni villaggi per motivi pastorali”. Martedì scorso – si legge in una nota di “Mondo e missione” – nella tarda serata alcune decine di uomini hanno assaltato e saccheggiato gli edifici della Snof e, “dopo aver rubato cibo e apparecchiature radiofoniche, indispensabili in un’area priva di altri mezzi di comunicazione, sono fuggiti portando con sé tutti i presenti, incluso il missionario italiano”. Ieri, appena si è diffusa la notizia del rapimento, i rapitori hanno rilasciato i 12 laici (uomini, donne e bambini) della Snof, trattenendo solo il missionario straniero. Secondo la polizia, gli uomini sarebbero stati avvistati nel villaggio di Tapanaian, non lontano dalla cittadina di Siraway. Intanto, il settimanale diocesano di Treviso, “La vita del popolo”, fa sapere che nella comunità locale si vivono “momenti di apprensione per la sorte del missionario, nato 54 anni fa a Faenza ma trasferitosi a Treviso a 18 anni insieme con la famiglia.”Non è la prima volta – ricorda l’agenzia internazionale Fides – che i missionari vengono rapiti o uccisi nel contesto del conflitto islamico-cristiano nelle Filippine”. Nel 1997, infatti, sono stati rapiti e poi rilasciati l’irlandese mons. Desmond Hartford, amministratore apostolico della prelatura di Malawi, e il belga padre Bernard Maes; al 1992 risale, invece, l’assassinio di padre Salvatore Carzedda, del Pime , mntre nel 1997 è stato ucciso mons. Benjamin de Jesus, vicario apostolico di Jolo.