IL VESCOVO DI KISANGANI CHIEDE UN “PARTENARIATO” PER L’AFRICA

“La Chiesa africana è ormai nella fase di riespressione e dell’appropriazione culturale della fede ricevuta” e alla luce di questo cammino bisogna avviare una riflessione “sullo scambio bidirezionale di missionari tra l’Europa e l’Africa”, lo afferma mons. Monsengwo Pasinya, arcivescovo di Kisangani nella Repubblica democratica del Congo, in un messaggio inviato al convegno missionario nazionale in corso a Bellaria (Rimini). “Le Chiese europee sono felici di ricevere missionari dalle giovani Chiese africane o asiatiche”, rileva il vescovo, secondo un nuovo scambio missionario che “presuppone da una parte e dall’altra molta umiltà, apertura alle nuove sperimentazioni e l’audacia di seguire sentieri nuovi che rendono dinamico l’annuncio del Vangelo”. Per reinventare la missione mons. Monsengwo propone di costituire forme di partenariato “tra conferenze episcopali, diocesi, presbiteri, congregazioni e laici”. La formazione di un “laicato cristiano convinto e competente” è il più grande servizio che l’Europa può fornire all’Africa. Questo “scambio strutturale di personale” può costituire la carta vincente per la missione, ma richiede, ad avviso del vescovo, l’abbandono della concezione della “missione a senso unico” a favore di “una circolarità dei beni della fede e delle esperienze pastorali”. Il partenariato non deve essere solo religioso ma anche politico ed economico, “per rendere l’Africa capace di provvedere ai suoi stessi bisogni e correggere i nefasti effetti del debito”.