CONVEGNO CEI: LA MISSIONE È IL PRIMO IMPEGNO DELLA CHIESA

“Aprire il libro delle missioni, coltivare ciò che accende in noi il fuoco della missione e convertire la nostra pastorale”, sono “le attenzioni fondamentali per il futuro” indicate da mons. Renato Corti, vescovo di Novara e presidente della commissione Cei per la cooperazione missionaria fra le Chiese, a conclusione del convegno missionario nazionale di Bellaria (Rimini). “Aprire il libro delle missioni” è “leggere il racconto di ciò che molti fratelli e sorelle vivono a tutte le latitudini del mondo, per amore del Vangelo e a servizio dell’uomo”. A questo scopo mons. Corti propone la “valorizzazione della presenza dei missionari che rientrano in Italia” temporaneamente o definitivamente. “Sarebbe sicuramente preziosa, per il rinnovamento delle nostre comunità, la loro disponibilità a far emergere le ragioni profonde del loro essere là dove sono (o là dove sono stati)” così come “una certa “elaborazione” della loro esperienza, per riflettere su “ciò a cui noi siamo chiamati, qui e nel mondo intero”. Per accendere il fuoco della missione mons. Corti dà tre suggerimenti. Diventare “veri e convinti discepoli di Cristo”, “lasciarsi plasmare dallo Spirito Santo” per essere “la Chiesa dei martiri e non di chi quasi si vergogna del Vangelo” e “farsi carico della fede altrui” seguendo la propria vocazione particolare in ogni luogo. Il fuoco brucia quando “possiamo dire ‘guai a me se non evangelizzo'”. “Nella sua bellezza e forza” il fuoco della missione è il crogiuolo che purifica la fede e la pastorale. Ne segue una ‘conversione’ di cui molto si è parlato nel convegno di Palermo e della quale “non va sottovalutata la portata e la difficoltà”. (segue)