Una lettera aperta ai parroci d’Italia: questa l’iniziativa presa da Alessando D’Alatri per far conoscere al mondo cattolico il suo ultimo film, “I giardini dell’Eden”, presentato alla recente Mostra del Cinema di Venezia. Definendosi, fino a ieri, “un cattolico distratto come tanti altri”, D’Alatri – in una lettera che il Sir anticipa sul prossimo numero, e che sarà pubblicata integralmente dal “Messaggero di Sant’Antonio” – spiega che, proprio quando il problema dell'”educazione spirituale” delle sue bambine “si faceva sempre più presente”, ha ricominciato “a leggere e studiare, con insospettabile passione, qualsiasi documento in grado di riempire i vuoti della mia distrazione e, di conseguenza, a riscoprire in modo intenso e sincero la vita di Gesù”. Da qui, dopo tre anni di studio, l’idea del film, che per il regista è “un tentativo di ricostruzione degli anni sconosciuti della vita di Gesù, vale a dire quelli non raccontati dai Vangeli”. Il risultato, scrive D’Alatri, “è un’opera per tutti e, forse, un modesto contributo per tentare di recuperare almeno una parte di quei beni preziosi troppo spesso oscurati dalla banalità che ci circonda”. “I giardini dell’Eden” ha già ricevuto il premio “Sergio Trasatti – La Navicella Venezia Cinema”, assegnato dall’Ente dello Spettacolo “all’autore di uno dei film in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia che con la propria opera abbia maggiormente contribuito alla promozione dei valori umani e spirituali nella correttezza delle modalità espressive”.