e si dividono in “incostanti, sofisticati, previdenti, indifferenti e tradizionalisti”. Lo rivela una ricerca del Censis presentata stamattina a Roma, sulla “Domanda di salute negli anni ’90 – comportamenti e valori dei pazienti italiani”. Gli incostanti (26,1 per cento del campione) secondo la ricerca “seguono uno stile di vita sano solo saltuariamente, curano il corpo solo saltuariamente e in casi di malattia non grave, interrompono la cura quando i sintomi scompaiono”. I sofisticati (12,4 per cento) “si rivolgono al medico di base solo per le prescrizioni, usano rimedi alternativi per i sintomi non gravi, sono prudenti nell’uso dei farmaci e non traggono le informazioni dal medico di base” diversamente dai previdenti (23,6 per cento) che “seguono uno stile di vita sano, si controllano regolarmente e ritengono il medico di famiglia fonte informativa affidabile”. Gli indifferenti (21,4 per cento) “prendono meno farmaci possibile, non fanno mai controlli medici, considerano la fortuna come il fattore più importante per godere di buona salute”. Completano il quadro i tradizionalisti (16,5 per cento) che ” considerano il farmaco strumento essenziale per la cura delle malattie, concepiscono la salute come assenza di malattie, non curano mai il corpo” salvo poi seguire “dosi e durata della cura in caso di malattia”. Ne emerge un quadro di “paziente” sempre più “informato che negozia spazi di autogestione della salute ma che in presenza di gravi malattie si affida in modo completo alle cure dei ‘tecnici'”. Ai medici il 58,4 per cento degli intervistati chiede professionalità, insieme a capacità empatiche e di rapporto col paziente richiamate da un altro 34,9 per cento. (segue)