Con la ratifica, avvenuta ieri, del Trattato internazionale per la messa al bando delle mine (Trattato di Ottawa, 4 dicembre 1997) da parte del Burkina Faso, è salito a 40 il numero dei Paesi che hanno aderito all’impegno. Ma l’Italia ancora non c’è. “Nonostante la gioia di questo momento – afferma Barbara Laveggio, coordinatrice della campagna italiana -, non possiamo nascondere la grande delusione per il ritardo italiano. Chiediamo alle nostre istituzioni di continuare sulla strada intrapresa nell’ottobre scorso con l’approvazione, a voto unanime, della legge 374 per la messa al bando delle mine, apprezzata come la più avanzata nel settore”. Il disegno di legge presentato dal governo per la ratifica del Trattato (n.5005, del 19 giugno 1998) sarebbe infatti “un passo indietro rispetto alla normativa italiana già in vigore, perché cancellerebbe di fatto il bando delle mine anticarro, dotate di congegni antimanipolazione che costituiscono a tutti gli effetti un pericolo letale per la popolazione civile”. Secondo padre Marcello Storgato, promotore della Campagna italiana, questo ddl “avrebbe non solo stravolto il senso della legge 374, ma l’avrebbe di fatto abrogata”: “Si spera quindi che la legge ‘avanzata italiana’ resti immutata – precisa – e che l’Italia possa depositare all’Onu lo strumento di ratifica al più presto, anche se ormai il ritardo sul percorso di marcia è un fatto inevitabile quanto increscioso”. Padre Storgato ricorda anche, a proposito del decreto di distruzione delle scorte di mine (quantificate in circa 7 milioni e mezzo) presentato il 19 maggio scorso, che esso “disciplinava la distruzione di tutte le mine esclusi i detonatori”: “Questa è una esclusione allarmante – avverte – perché la parte essenziale della mina consiste proprio nel suo detonatore, che, se non distrutto, potrebbe essere riutilizzato o commerciato per farne altre mine!”.