“Sia ben chiaro, qui nessuno muore di fame”. A parlare è don Stefano Caprio di Treviso, che a Vladimir, in Russia, guida una parrocchia di 300 fedeli cattolici. A proposito della crisi del Paese, il sacerdote – in un’intervista che verrà pubblicata sul Sir di domani – spiega che “ci sono troppi luoghi comuni in Occidente. Il livello di vita è ben superiore a quello dei Paesi del Terzo Mondo”. Il problema, allora, non sono le immagini di code davanti alle vetrine vuote dei negozi: “Qui la fame non c’entra. C’è in gioco la libertà, la prospettiva di un futuro diverso”, dice don Stefano, che è duro nel suo giudizio verso l’Occidente. “Questa è una crisi economica legata a fattori internazionali – spiega il sacerdote -. Qualcuno in questo modo vuole condizionare le scelte politiche. Ma la gente non si lascia coinvolgere dagli eventi: da tempo ha perso la fiducia verso chi la governa. E si è fatta una propria convinzione: peggio di così non si può andare. Alla favola della svolta democratica e di Eltsin paladino della democrazia non ci ha mai creduto nessuno”. “I russi – testimonia padre Martino Zanni di Verona, da cinque anni attivo in una cittadina a pochi chilometri da Mosca – stanno vivendo questa gravissima situazione con grande apprensione. Sono abituati da decenni alle code, c’è più rassegnazione che rabbia o angoscia”. Padre Zanni non teme una ritorno alla vecchia Unione Sovietica. “Penso sia difficile – dice – se non impossibile. L’invasione di mentalità e prodotti occidentali è stata troppo forte, non vedo come potrebbe essere cancellata. Piuttosto bisogna vedere cosa farà l’esercito”. “Sembra – aggiunge il sacerdote – di vivere tempi di guerra, se i prezzi rimangono quelli di questi giorni, per molti sarà la fame. Ne sono certo: qualcosa succederà. E quando non succede niente di buono, la tentazione dell’uomo forte che metta ordine può farsi irresistibile”.