Dopo 13 giorni dal sequestro, ancora nessuna notizia sulla sorte di padre Luciano Benedetti, il missionario del Pime (Pontificio istituto missioni estere) rapito l’8 settembre nei pressi di Sibuco, nelle Filippine. Il mensile del Pime, “Mondo e Missione”, intanto informa che “altre nove persone sono state rapite nelle ultime due settimane nella zona di Zamboanga”. Una nota in lingua locale posta in calce al comunicato dei rapitori (in cui si chiede un riscatto di 15 milioni di pesos), inoltre, “vorrebbe far credere che esista un collegamento tra i vari rapimenti”, poiché minaccia l’uccisione degli ostaggi – al plurale – in caso di rifiuto del pagamento. Secondo il Pime, “appare molto probabile, sebbene non verificabile con certezza, che il missionario italiano sia stato trasferito in un’area diversa della penisola di Zamboanga: non si sa se sulla terraferma o su una delle molte isole che compongono l’arcipelago”. Nelle Filippine si pensa che gli autori del sequestro di padre Benedetti “siano più criminali comuni che guerriglieri mossi da un preciso disegno politico-militare”; proseguono, comunque, assicurano i responsabili del Pime, “vari tentativi di mediazione, senza, tuttavia, contatti diretti con i responsabili del sequestro”. Intanto, rende noto l’agenzia internazionale Fides, sempre nelle Filippine, è stato arrestato il presunto assassino di padre Tullio Favali, il missionario italiano ucciso nel 1985 da membri del gruppo paramilitare “Civilian Home Defense Force”. Riconosciuto tra gli accusati, Arsenio Villamor, 59 anni – all’epoca segretario particolare del Governatore di Tulunan a Cotabato (Mindanao) e ufficiale per la sicurezza civile del governo locale – durante il processo era fuggito.