Pubblichiamo il testo integrale della nota settimanale del Sir. Ha perso anche nel suo collegio elettorale di Ludwigshafen, Helmut Kohl. Sul piano nazionale, la Cdu-Csu ha perso più del 7% dei voti, non andando oltre il 35,2%. Sono voti andati per la gran parte al Spd, che con il 40,9% e 298 seggi proietta il suo candidato, Gerhard Schroeder, alla Cancelleria. Resta una piccola incognita sulle condizioni dell’alleanza con i Verdi, in leggera flessione elettorale, che comunque gode di una rassicurante maggioranza assoluta al Bundestag.E’ dunque arrivato il cambiamento: per la prima volta nella storia del dopoguerra il cancelliere uscente è stato battuto alle urne. Ma forse Kohl aveva rischiato troppo, dopo 16 anni di governo. Aveva prestato il fianco allo slogan vincente del suo sfidante: “Grazie Helmut, ora basta”. Tra gli altri dati delle elezioni la tenuta del partito liberale, che perde tre seggi e l’affermazione dei neo-comunisti della Pds, che superano la barriera del 5% sia pure di un solo decimo di punto e salgono da 30 a 35 deputati. Le destre invece, divise in tre piccoli partiti, restano lontane dal quorum di ingresso in Parlamento.Volta pagina dunque la Germania, che si appresta a trasferire a Berlino governo e Parlamento entro il 2000. Kohl in particolare, com’era prevedibile, ha incassato una durissima sconfitta nei Land orientali. Volta pagina la Germania anche se non è chiaro l’indirizzo programmatico del nuovo governo, tra le seduzioni alla Blair ed il vecchio zoccolo della socialdemocrazia tedesca. Ma forse proprio la garanzia di una sostanziale continuità nelle politiche strutturali, espressa nella formula del “nuovo centro”, ha consentito una squillante affermazione di un partito socialdemocratico che, prima della cura del presidente della Bassa Sassonia, era sceso ai minimi storici. Una pagina di storia tedesca comunque si chiude definitivamente. Da Berlino probabilmente la prospetti va geopolitica sarà diversa rispetto a quella della renana Bonn e dunque sarà assai interessante seguire da vicino non solo le politiche del nuovo governo, ma soprattutto l’evoluzione dello spirito e della prospettiva tedesca.Il voto in effetti non era atteso soltanto in Germania, ma in tutta Europa. Dopo l’uscita di scena di Kohl sono così ben 13 i Paesi europei guidati da esponenti della sinistra o del centro-sinistra. Solo Spagna ed Irlanda restano a guida moderata. Certo i casi nazionali sono assai diversi e la riunione di New York, che in Italia è stata battezzata dell'”Ulivo mondiale”, non ha dato – a leggere le cronache – risultati eclatanti. Tuttavia in questa congiuntura sembra che sia affidato alla sinistra l’onere di tentare la “quadratura del cerchio” di un nuovo sviluppo che rilanci, ma ristrutturi profondamente, lo Stato sociale. L’affermazione generalizzata delle sinistre certamente è legata ad una sorta di riflesso difensivo, alla necessità di salvaguardare standard e prestazioni redistributive, tipiche dei sistemi sociali del dopoguerra. Ma è stata resa possibile anche dall’avere intercettato segmenti centrali dell’opinione pubblica, che reclamano nello stesso tempo un cambiamento, un rinnovamento della tradizionale impostazione statocentrica. Questa probabilmente è la sfida di Schroeder, che sembra tentare una sintesi tra la sinistra francese e quella britannica. In parallelo anche l’area moderata, che in Europa fa riferimento al Ppe ed alla federazione liberale, è stimolata a cercare nuove prospettive, a ristrutturarsi. Nei paesi dell’Unione, infatti, in questi ultimi anni abbiamo assistito ad alternanze fisiologiche di governo, dalla Spagna al Portogallo, dall’Italia alla Gran Bretagna, dalla Francia all’Irlanda, fino alla Germania. Questo bipolarismo democratico aperto alle alternanze resta un valore decisivo per lo sviluppo politico e per l’emarginazione di tendenze radicali, che pure serpeggiano in diversi Paesi. Nella primavera del 1999 ci saranno le elezioni europee, a ridossodell’entrata in vigore dell’Euro. Certo il Parlamento europeo non ha unagrande statura politica. Ma le prossime elezioni diventano un appuntamentoimportante, proprio perché l’Unione monetaria reclama una sponda politica.Anche per l’Europa l’uscita di scena di Helmut Kohl chiude un’era. Nuoviproblemi incalzano e nuove sintesi politiche sono richieste.