“Internet è un modo per far entrare la pedofilia nella nostra cultura”. Così Piercarlo Pazé, magistrato, direttore della rivista “Minori giustizia”, commenta la recente operazione internazionale, che ha coinvolto 20 Paesi, conclusasi ieri contro i pedofili su Internet e ha portato ad un centinaio gli indagati, qualche decina di arresti, tra cui due in Italia. “Questo risultato – spiega il magistrato – non sarebbe stato raggiunto nel nostro Paese senza la legge approvata un mese fa. Con essa, infatti, è stata riconosciuta, in positivo e in negativo, l’importanza dei mezzi telematici, che hanno oggi la possibilità di modificare la nostra cultura, la nostra mentalità e il nostro modo di agire”. Di qui la necessità di “interventi che pongano dei limiti a questi mezzi di diffusione, la cui capacità di corruzione non può estendersi all’infinito”. Secondo Pazé, “la pedofilia ritorna oggi nella nostra cultura, che l’aveva in passato ripudiata proprio grazie al cristianesimo. L’internazionalizzazione del fenomeno, lo squilibrio tra Paesi ricchi e Paesi poveri, rendono la pedofilia un fatto ancora più preoccupante e difficile da combattere, in grado di produrre conseguenze gravissime e incancellabili su ‘bambini che non hanno parola’ e che da grandi diventeranno certamente degli adulti problematici”. La nuova legge contro lo sfruttamento sessuale dei minori punisce chi frequenta siti Internet con materiale pedofilo con la reclusione fino a tre anni o una multa non inferiore a tre milioni di lire. Chiunque, invece, “anche per via telematica”, distribuisce o pubblicizza il materiale pornografico o divulga notizie finalizzate all’adescamento dei minori è punito con il carcere da uno a cinque anni e con la multa da cinque a cento milioni.