“Grande è stato il valore del gemellaggio nato come rapporto di reciprocità nel terremoto del Friuli, e necessariamente entrato come modo di porsi in tutte le emergenze interne ed esterne, facendo capire non tanto il valore del dono delle cose, ma dello scambio di comunione tra Chiese sorelle che scoprono il valore dell’amicizia, della presenza di persone, della reciprocità del dono”. Così don Elvio Damoli ha salutato ieri, a Crikvenica, Croazia, l’inizio del convegno internazionale delle Caritas italiane e croate gemellate. Da Trento a Palermo, da Milano a Napoli, sono 35 le diocesi italiane che hanno attivato rapporti solidali con diocesi croate. Un ponte di solidarietà che le unisce alle città di Dubrovnik, Slavonski, Brod, Spalato, Zara, Zagabria ed altre ancora. Una vicinanza che si è tradotta in aiuti concreti, dalla realizzazione di centri sociali, poliambulatori, asili, a tutta una serie di progetti di riabilitazione e sviluppo a sostegno di famiglie e imprese locali, guardando sempre alle fasce più deboli della popolazione senza distinzione etnica o religiosa. L’incontro di Crikvenica, per don Damoli, non “è solo un’ulteriore tappa che ci invita a riflettere per proseguire in modo fruttuoso in questo cammino” ma anche l’occasione per rispondere ad alcuni interrogativi: “per la Chiesa croata, la Caritas, organismo pastorale, può essere uno strumento efficace per l’attuazione della redenzione dell’uomo? E le Caritas diocesane italiane si mantengono fedeli alla loro identità o talvolta il fare prevale sull’essere?” Durante il convegno è prevista una tavola rotonda sul tema della carità nel pensiero di Papa Paolo VI e del cardinale Aloisio Stepinac, che sarà beatificato in ottobre. I lavori si concluderanno il 10 settembre.