I bambini zingari, esposti fin da piccoli alla questua lungo le strade e agli incroci, non frequentano alcuna scuola, crescono nella totale ignoranza e col passare degli anni imparano solo a chiedere l’elemosina, risultando di fatto sfruttati e deprivati del presente e del futuro: è la denuncia che viene dalla commissione diocesana per la cultura della diocesi di Cosenza-Bisignano. Secondo il suo coordinatore, prof. Luigi Intrieri, è urgente che le autorità pubbliche adottino provvedimenti per far finire questa situazione di sfruttamento, che “produce danni incalcolabili ai bambini che ne sono oggetto”, dice Intrieri. Tra le proposte al governo c’è quella di minacciare l’espulsione dal territorio nazionale per le famiglie zingare che non curano il rispetto dell’obbligo scolastico da parte dei propri figli, mentre alle autorità locali si suggerisce di esercitare una “conveniente pressione” sulle stesse famiglie perché mandino i propri figli a scuola. Oltre a far intervenire vigili urbani ed assistenti sociali, si propone di organizzare servizi di scuolabus per raccogliere i bambini ed accompagnarli a scuola, non trascurando di offrire anche agli adulti zingari assistenza e corsi di formazione che li aiutino ad inserirsi nella vita lavorativa locale (piccoli lavori artigianali, agricoltura, ecc.). La commissione diocesana di Cosenza sottolinea nel documento che c’è da dubitare sulla “tranquillità” dei bambini più piccoli, normalmente tenuti in braccio durante la questua da parte degli adulti, non escludendo che sia loro somministrata qualche sostanza calmante che certamente non produce effetti benefici.