ANCHE PIO XI “AMAVA” IL MESSICO

La sollecitudine della Chiesa tanto verso la persona umana, quanto verso i popoli e le nazioni non conosce epoche. Alla vigilia del viaggio di Giovanni Paolo II in Messico (22-28 gennaio) è interessante ricordare che un altro pontefice rivolse la sua paterna attenzione a quella terra dell’America latina. Pio XI, di cui il prossimo 10 febbraio ricorre il sessantennio della morte, dedicò tre encicliche e una epistola apostolica al Messico negli anni dal 1926 al 1937, ossia in uno dei periodi più difficili dei rapporti tra Stato messicano e Chiesa cattolica, quando questa era sottoposta a persecuzioni e i suoi rappresentanti uccisi o fatti segno di restrizioni e vessazioni di ogni genere. La prima enciclica è del 18 novembre 1926, Iniquis afflictisque, sulla difficile situazione dei cattolici in Messico; la seconda è del 29 settembre 1932, Acerba animi, ancora di denuncia sulle “tristi condizioni” dei cattolici in Messico; la terza, un invito ai fedeli messicani a perseverare e a sperare, è del 28 marzo 1937, Firmissimam constantiam. Ad aprire la serie delle tre encicliche, fu l’epistola apostolica Paterna sane, del 2 febbraio 1926, indirizzata ai vescovi di quella regione, su “l’iniqua condizione” della Chiesa in Messico. In questo documento Pio XI, partendo dalla denuncia dell’espulsione del delegato apostolico Serafino Cimino, dà ai fedeli di quella nazione alcune istruzioni circa la promozione dell’Azione cattolica e l’opportunità per i cattolici di mantenersi fuori di ogni partito politico e di non costituirne alcuno con la denominazione “cattolico”, esercitando però i loro diritti e doveri e partecipando con l’azione e l’esempio al bene comune della “nobile nazione messicana”. ” ” ” ” ” “” “