“E’ possibile riproporre, aggiornandoli, i diversi ‘contenuti’ del popolarismo: penso alle autonomie, al tema del federalismo, ripreso e discusso, ma di nuovo confinato nel limbo delle occasioni mancate insieme ai discorsi sulla sussidiarietà”. E’ quanto afferma lo storico Gabriele De Rosa, in un intervista che verrà pubblicata nel prossimo numero del Sir sulla ricorrenza degli ottant’anni dall’appello a “Tutti gli uomini liberi e forti” di don Luigi Sturzo, che sanciva anche la nascita del Partito popolare italiano (era il 18 gennaio 1919). ” “”Purtroppo questo nostro tempo, così veloce e convulso, tutto immerso in una nevrotica quotidianità – afferma De Rosa -, lascia poco spazio alla memoria storica, alla nobiltà del sentire politico, di cui parlava Luigi Sturzo, alla individuazione del bene comune, in una società sempre più multietnica e sulla strada della globalizzazione”. Secondo De Rosa “le tensioni morali e civili sembrano spegnersi nella palude dei conflitti personali, di malinconici giochi da baraccone da fiera, di trasmutazioni alla Fregoli, di escursioni cimiteriali”. Del panorama attuale De Rosa salva l’evento della moneta unica europea, “ma non possiamo perciò sentirci appagati – osserva -, se ad esso manca il sostegno, non della Borsa ma quello programmatico, con la consapevolezza che i costi umani e collettivi non possono riversarsi sulle fasce deboli; che la convivenza non si stabilisce con le leggi, pur necessarie, ma sui comportamenti degli attori politici, sulla paziente trama del dialogo, aperto, umano, senza condizionamenti e pregiudizi di alcun genere”. Come consiglio “per uscire dal clima asfissiante della transizione” De Rosa suggerisce “un nuovo approdo conoscitivo della realtà postmoderna in cui ci troviamo, con le sue inquietudini e incertezze, ma anche con le sue urgenze e speranze”.” “