UN CROCIFISSO REGALATO DA UN MUSULMANO, IL RICORDO PIÙ CARO PER DON BERETTA

“Conservo come una reliquia il dono che mi ha fatto un musulmano. Ha dipinto per noi un Crocifisso. Forse aveva capito, superando voragini di ostilità, la ragione profonda che ci ha mosso ad offrire ospitalità senza condizioni…”. Questo il ricordo più caro per don Renzo Beretta, il parroco di Ponte Chiasso (Como) ucciso ieri pomeriggio da un clandestino. Ne parlava in un’intervista rilasciata nel mese scorso a “Il settimanale della diocesi di Como” (cfr. Sir 86/98), dalla quale emergeva la sua disponibilità incondizionata nei confronti degli immigrati di qualsiasi religione. La parrocchia di Ponte Chiasso (diocesi di Como), a pochi passi dal confine svizzero, accoglieva infatti un flusso continuo di extracomunitari, in maggioranza profughi kosovari che cercano vie di salvezza verso il Nord Europa. ” “”Abbiamo accolto finora migliaia di persone – diceva don Beretta nell’intervista -. Negli ultimi mesi, per l’emergenza del Kosovo, sono passati centinaia di profughi. La nostra gente, spontaneamente generosa, non sapeva più come reagire. Dalle pubbliche autorità, continuamente interpellate, abbiamo ricevuto spesso risposte evasive”. ” “A chi si lamentava per lo scarso rispetto delle norme di igiene da parte dei profughi don Beretta rispondeva raccontando un episodio semplice, ma significativo: “Qualche giorno fa ho visto sul sagrato una coppia con quattro bambini, che dimostravano visibilmente di avere male alla pancia. Era sera tardi. Ho invitato i genitori ad accompagnarli nel bagno di casa mia. Hanno rifiutato facendo capire a gesti che sarebbe bastato solo un secchio. Appena accontentati, i quattro bambini, a partire dal più piccolo fino al più grande, hanno fatto pipì. Poi l’ultimo mi ha porto il secchio con gesto imbarazzato e deferente… Non ho ragione di dire che quella era la pipì degli angeli? Forse dovremmo capire, prima di giudicare…”. ” “