NOTA SETTIMANALE

Pubblichiamo il testo integrale della nota settimanale del Sir. Sono diventate tre le scadenze elettorali di primavera, una stagione che si annuncia rovente per le vicende della politica e delle istituzioni. Agli appuntamenti previsti per il Quirinale e il parlamento europeo si è aggiunto quello del referendum sulla legge elettorale. A modo loro sono tre appuntamenti “al buio”. La storia è buona maestra. L’elezione per il Quirinale, salvo nel 1985, ha sempre dato un esito “a sorpresa”; alle elezioni europee, consultazione priva di significato politico immediato, si realizzò il primo ed unico “sorpasso” elettorale del Pci sulla Dc, all’inizio degli anni ottanta. I referendum elettorali infine hanno segnato il tracollo del sistema politico e dei partiti che per quarant’anni avevano fatto la storia della Repubblica. La somma di questi tre appuntamenti ha così fatto dire a qualche commentatore che nell’arco della “calda” primavera 1999 si potrebbe passare dalla “seconda repubblica”, mai nata, addirittura ad una “terza repubblica”, dai contorni ancora meno definiti.” “Anche solo questa formula mostra quella miscela di incertezza e di agitazione che sembra caratterizzare il sistema politico, generando nei cittadini l’impressione di uno spettacolo pirotecnico che tuttavia si svolge lontano dagli spettatori, come irrimediabilmente distante. La politica insomma, con i suoi spettacolari volteggi, si assimila sempre più allo spettacolo, con le sue regole, i suoi tempi, i suoi protagonisti. La politica, secondo una formula ormai corrente, diventa videopolitica, cioè, in fin dei conti, fiction. Più si personalizza, come dimostra il proliferare, dopo la “lista Pannella” degli anni settanta, di liste intitolate a singoli personaggi, più sembra allontanarsi dai problemi e dalle cose reali. Forse perché la soluzione, o almeno l’istruzione dei veri nodi politici e programmatici, è troppo complessa, o si rischia di scontentare qualcuno o semplicemente si rischia di prendere una decisione? Certo pochi ascoltano il monito del commissario dell’Unione europea Mario Monti, che denuncia il rischio che l’immagine dell’Italia subisca una “svalutazione da rissa” per via della litigiosità dei politici nostrani.” “D’altra parte a nulla può condurre anche uno sterile pessimismo o lo scetticismo che ormai conduce milioni di italiani a disertare le urne. In realtà il modello di partecipazione politica che ha caratterizzato i decenni centrali di questo secolo è ormai definitivamente tramontato. La politica è sempre più professionale e mediatica, e paradossalmente è sempre meno collegata alle politiche pubbliche, che invece sono sempre più rilevanti, perché è il momento di prendere decisioni strutturali e rilevanti, in ordine (per esempio) alla definizione dei vincoli di cittadinanza, al sistema di protezione sociale, alle bio-tecnologie, alla vita umana, alla scuola ed all’educazione, al lavoro.” “E’ questo il terreno ove occorre agire, associarsi, mettersi in movimento. Ci sono alcune significative esperienze già in atto, ma siamo solo all’inizio. La sensazione è che qui si giochino le vere partite che interessano il prossimo futuro. Sarebbe miope dimenticarlo mentre, tra botti e colpi di scena, inizia la “calda primavera” della politica italiana. Assisteremo forse a dure rese dei conti tra i leader e le formazioni politiche protagoniste di questi incerti anni di transizione. Assisteremo ad interminabili discussioni sul bipolarismo ed i sistemi elettorali. Forse per scoprire un’antica certezza che, anche per le forme istituzionali ed i sistemi elettorali, non si può scindere la forma dalla sostanza. Che sistemi elettorali simili, in circostanze diverse, danno risultati diametralmente opposti. Quello che conta è la qualità dei protagonisti, delle persone e delle forze politiche. Mentre si voterà, si distribuiranno posti e si definiranno assetti, qualcuno si dovrà pure preoccupare della sostanza, delle scelte che non possono attendere e dei problemi che, con inesorabile chiarezza, stanno davanti a tutti noi. Che questo ruolo di supplenza debba ancora una volta spettare (anche) al mondo cattolico?” “