L’apparente disaffezione delle giovani generazioni nei confronti del matrimonio cela in realtà una diffusa aspirazione alla felicità e ad una migliore e più alta qualità del rapporto di coppia. E’ la tesi sostenuta dal sociologo Giorgio Campanini, docente all’Università Cattolica del Sacro Cuore, che in un articolo sull’ultimo numero del mensile “Famiglia oggi” analizza gli atteggiamenti delle nuove generazioni nei confronti del matrimonio. Secondo Campanini “l’attuale generazione giovanile appare ancora impregnata dell’eredità della cultura dell’amore romantico” per cui il rapporto di coppia “si carica di tutte le possibili attese di felicità e rischia, proprio per questo, e per la distanza che sempre intercorre fra l’ideale e il reale, di diventare una promessa che non può essere mantenuta”. Ciò che è stato perduto sul piano della stabilità, sostiene, “è stato in parte recuperato sul piano della qualità del rapporto”, ad esempio con una maggiore interscambiabilità dei ruoli tra i coniugi.” “Il dilemma delle giovani generazioni riguarda proprio l’assunzione di questo “rischio”: “Si è di fronte ad una sorta di circolo vizioso – afferma -: ci si vorrebbe sposare solo avendo la sicurezza della riuscita del matrimonio, ma nello stesso tempo si è psicologicamente ed emozionalmente insicuri”. Si tratta allora, suggerisce Campanini, di “educare alla sicurezza”, ossia alla capacità di assumere responsabilità, e ad “accettare l’insicurezza”, ossia il “saper navigare a vista in un mare mai del tutto esplorato”: “Occorre saper denunziare e dimitizzare non il grande valore e la grande forza dell’autentico amore coniugale – conclude -, ma la sua caricatura neoromantica, fondata su un presunto e persistente stato di ‘innamoramento fusionale’ che può essere il momento di avvio ma non il quotidiano compagno di strada del rapporto di coppia”.” “