TIMOR EST, “DILI UNA CITTÀ BLINDATA E FANTASMA”

Anche dopo l’arrivo del contingente Onu, dalla semidistrutta capitale di Timor est è quasi impossibile uscire, anche per gli stessi militari della forza di pace. “Le vie sono deserte, mancano generi alimentari, automobili e benzina. La gente che è fuggita è rimasta sulle montagne La task force dell’Onu (4300 uomini, ndr) è troppo esigua per garantire le minime condizioni di sicurezza”. A parlare è Annabella Gois, inviata di Radio Renacença di Lisbona, a Dili da prima del 30 agosto, quando il 78 % dei timoresi orientali ha scelto l’indipendenza dall’Indonesia. La sua testimonianza è stata ascoltata ieri sera in diretta dagli studenti dell’Università Cattolica che hanno organizzato la tavola rotonda sul tema “Timor est una sfida per l’occidente”?” “”Ricordo la calma impressionante della gente per ore in coda in attesa di votare”, racconta la Gois. “Dopo tutti si sono chiusi in casa. Sentivano che sarebbero accadute violenze, sapevano di correre dei rischi perché erano già stati minacciati dai militari. Per quattro giorni le porte sono rimaste sprangate. Dopo l’annuncio dei risultati sono iniziate le rappresaglie e gli incendi. In migliaia si sono rifugiati nella casa di monsignor Belo. Durante gli attacchi, pregavano e cantavano. I giornalisti sono stati concentrati in un hotel e poi allontanati”. Ad impressionare la giornalista il fatto che i miliziani “agissero alla luce del sole, sotto gli occhi della polizia e dell’esercito indonesiano, senza che intervenissero”. Nella città di Gleno è “rimasta in piedi solo la chiesa”.” “”Si stima” continua la Gois, che su una popolazione di 800 mila timoresi in 200 mila si sono rifugiati a Timor Ovest e almeno 100 mila sono sulle montagne, dove c’è il comando della resistenza”” “