“La nuova Europa non potrà sviluppare la propria personalità senza tener conto di quel mondo spiritualmente e storicamente diverso che è il Sud”. Lo ha ribadito oggi a Roma lo storico Gabriele De Rosa, presidente dell’Istituto Don Sturzo, riprendendo le parole del sacerdote siciliano, fondatore del Ppi, durante l’intervento al colloquio internazionale “Gli scenari delle nuove civiltà. Quale Sud per l’Europa?”. “L’Europa – ha spiegato lo storico – deve essere concepita “come una grande organizzazione politica multiculturale in cui i principi giuridici vanno interpretati alla luce delle diverse tradizioni e storie nazionali”. La tragedia dei Balcani – ha affermato De Rosa – “ci offre una lezione che fu già di Sturzo: la vera pace non può darsi senza la formazione di una coscienza generale che dia la priorità ai diritti umani rispetto al diritto sovrano dello Stato”. De Rosa ricordando che da una parte esiste “l’Europa del benessere, della multimedialità e del mercato europeo” e dall’altra “l’Europa delle povertà non solo sociali ma scientifico-educative e del dissesto idrogeologico” ha auspicato “più competitività e sviluppo tecnologico, soprattutto nel Mezzogiorno”. Ma nessun progresso, ha sostenuto De Rosa, può esservi se non si vince “la criminalità organizzata che scoraggia gli investimenti, quindi l’occupazione e sottrae risparmio al circuito legale”.