In occasione della Giornata alimentare mondiale che ricorre domani (fu istituita dalla Fao nel 1979), un appello ai governi e ai gruppi armati dei tanti Paesi in guerra perché vengano “garantite condizioni di sicurezza” agli operatori umanitari è stato rivolto oggi da Catherine Bertini, direttore del Pam (Programma alimentare mondiale), l’organismo delle Nazioni Unite che opera contro la fame nel mondo. All’inizio di questa settimana sono stati uccisi diversi funzionari degli organismi delle Nazioni Unite (uno in Kosovo e due in Burundi) e sono più di 50, dall’inizio del ’98, i dipendenti del Pam vittime di omicidi o di incidenti legati al lavoro nelle zone di conflitto. “E’ del tutto inaccettabile che chi si dedica ad aiutare i poveri e gli indigenti debba rimanere vittima della violenza” ha detto Bertini, segnalando l’allarmante tendenza dei gruppi armati coinvolti nei conflitti “a prendere deliberatamente gli operatori umanitari come obiettivo in un’ottica di strategia politica”. L’anno scorso, per la prima volta nella storia delle Nazioni Unite, ricorda, “il numero delle vittime tra i civili impegnati in operazioni umanitarie ha superato quello dei soldati della forza di pace”. Perciò il Pam sospende le operazioni sul campo se ai propri dipendenti non vengono garantite condizioni di lavoro sicuro. Secondo il rapporto “Social watch” realizzato da una rete di oltre 100 Ong nel mondo sono 800 milioni le persone che soffrono la fame e oltre 190 milioni di bambini si trovano in uno stato di cronica insufficienza alimentare.