“Per star bene occorre abitare nel cuore di qualcuno”: queste le parole di don Oreste Benzi, presidente e fondatore della Associazione Papa Giovanni XXIII, che hanno accompagnato gli interventi, il dibattito e le riflessioni del convegno nazionale su “Le Comunità di accoglienza. Crisi o speranza. Originalità a confronto”, svoltosi nei giorni scorsi a Bellaria (Rimini), con la partecipazione di politici, operatori sanitari, sociologi, pedagogisti, ma soprattutto di coloro che quotidianamente vivono nella Comunità in una delle 164 “case- famiglia” sparse su tutto il territorio nazionale e in diverse parti del mondo (Croazia, Zambia, Tanzania, Kenya, Brasile, Russia, Sierra Leone, Cile, Bolivia, India, Bangladesh e Cina). “Ultimamente nella nostra famiglia vivono due bambini in affidamento e due ragazze con handicap grave, rispettivamente di trent’anni e di ventinove – ha raccontato Valerio, un padre che insieme alla moglie e ai tre figli naturali ha aperto la sua casa -. Tutto è nato una ventina di anni fa con l’idea e la speranza di rendermi utile alle persone che hanno bisogno. Noi vogliamo essere una vera famiglia con una molteplicità di esperienze e presenze: dall’anziano al tossicodipendente, dal giovane con handicap alla ragazza madre. L’esperienza di fede che vivo con mia moglie ci ha portato a questa scelta che continua anche con il sostegno della Comunità”. “Un’accoglienza vissuta come paternità responsabile con delle figure genitoriali fisse e stabili sono elementi essenziali per una casa-famiglia dove si vivono valori positivi – ha detto don Benzi -. Qui il minore è accolto per rispondere ai suoi bisogni spirituali e di salute. Ogni famiglia può diventare tale purché la sua disponibilità sia senza condizioni, determinata da un amore a priori”. Attualmente i membri della Comunità Papa Giovanni XXIII vivono la condivisione diretta con le persone che hanno bisogno, oltre che nelle Case-famiglia, in 29 comunità terapeutiche, attraverso percorsi differenziati e personalizzati per i tossicodipendenti; in 27 cooperative sociali, in 10 centri diurni per persone con difficoltà fisiche e psichiche.