“Porre attenzione alle situazioni difficili o irregolari, in termini pastorali, non significa solamente formare incaricati o esperti, ma dar corpo ad una ‘rete relazionale’ di famiglie, all’interno della quale tali situazioni possano trovare ascolto, accoglienza, accompagnamento”. Lo ha detto mons. Renzo Bonetti, direttore dell’Ufficio Cei per la pastorale della famiglia, concludendo ieri i lavori del III incontro nazionale dei responsabili diocesani e della Consulta di pastorale familiare, svoltosi a Roma sul tema “Matrimoni in difficoltà: quale accoglienza pastorale?”. Mons. Bonetti ha ribadito la necessità di una “visione unitaria” della pastorale familiare: “Non è possibile – ha detto affrontare la questione dei matrimoni in difficoltà o delle situazioni irregolari senza aver un progetto concreto e unitario di pastorale familiare”. Nelle nostre comunità si deve fare molto di più per la formazione permanente, affinché un matrimonio cristiano si realizzi in pienezza”. Anche perché, ha fatto notare il direttore dell’Ufficio Cei riferendosi ai temi del convegno, “in tante diocesi emergono ormai risposte concrete e differenziate delle Chiese locali alle situazioni matrimoniali difficili che possono costituire una sorta di ‘laboratorio’ per le nostre comunità”. “I separati e i divorziati hanno il diritto di avere dalla Chiesa tutta l’attenzione possibile”, si legge in un comunicato diffuso al termine dei lavori del convegno. Tre sono le sollecitazioni provenienti dall’incontro: “prevenzione più attenta nei confronti dei fidanzati e delle giovani coppie, ampia disponibilità pastorale verso le coppie in crisi, razionalizzazione dell’accesso ai tribunali ecclesiastici per l’esame delle cause di nullità”. Ogni anno, in Italia, sono oltre 60 mila le coppie che si separano e 33 mila circa quelle che divorziano.