Ribadisce l’importanza del ruolo degli istituti missionari nella pastorale con gli immigrati in Italia mons. Alfredo Maria Garsia, vescovo di Caltanissetta e presidente della Fondazione Migrantes, anticipando al Sir alcuni contenuti dell’incontro con i missionari comboniani che si svolgerà domani a Verona. “Gli istituti missionari sono in prima fila in questo campo – spiega -, percepiscono con sensibilità particolare che la missione è tra noi”. Mons. Petris invita a “qualificare e potenziare” un impegno che già esiste, come testimonia, ad esempio, l’esperienza di alcuni novizi comboniani che durante le scorse estati hanno lavorato nella raccolta di pomodori insieme agli immigrati a Borgo Segezia, nei pressi di Capitanata (Lecce). “Alla sera organizzavano assieme al parroco i dieci minuti di preghiera ecumenica nella chiesa parrocchiale – racconta – dove subito dopo sarebbero stati rimossi i banchi per lasciar posto alle brande per la notte”. Per una maggiore collaborazione con le parrocchie e le comunità etniche mons. Petris suggerisce agli istituti missionari di contribuire all’animazione missionaria della Chiesa locale attraverso il lavoro di evangelizzazione, promozione umana, accoglienza e solidarietà; di mettere a disposizione “la propria specifica competenza maturata anche fuori d’Italia sul problema dell’inculturazione della fede”, fornendo inoltre “materiale didattico” per la catechesi, il culto e la cultura religiosa prodotto nei luoghi di origine degli immigrati”. Mons. Petris rilancia poi l’idea di aprire dei “centri d’incontro per chi è interessato ad accostarsi al cristianesimo anche a titolo di semplice arricchimento culturale”. E propone: “Perché le sale della comunità non possono prevedere questo utilizzo?”. Nel mondo i missionari comboniani sono 1.830 (di cui 1.292 sacerdoti), presenti in 39 Paesi.