NOTA SETTIMANALE. Pubblichiamo il testo integrale della nota settimanale del Sir

Giulio Andreotti incassa una seconda assoluzione, questa volta dal tribunale di Palermo ed esce completamente scagionato dalle due infamanti accuse cucitegli addosso sei anni fa e pervicacemente sostenute da un pool di magistrati che le hanno illustrate in centinaia di migliaia di pagine di atti processuali.” “Tutto azzerato e palla al centro, dunque? In realtà sono troppe le implicazioni del caso Andreotti per limitarsi a prendere atto del dispositivo della sentenza, che ha suscitato un generale plauso. Ma anche l’inizio della vicenda processuale di Andreotti era stato accompagnato da un grande plauso. Erano i prodromi della “gioiosa macchina dia guerra” dei progressisti riuniti, erano i momenti cruciali di quella che uno storico ha definito “la grande slavina”, che ha travolto il sistema politico italiano nella prima metà degli anni novanta, vittima peraltro prima di tutto del suo ormai intrinseco sfrangiamento. In realtà in questi anni che, in mancanza di meglio, definiamo l’interminata transizione italiana, non si è arrivati ad alcun nuovo o stabile equilibrio. Fortunatamente si è mantenuto l’ancoraggio europeo ma molto qui ha pesato il “vincolo esterno”, cioè l’adozione di politiche di fatto imposte da parametri non soggetti a negoziato permanente.” “E così, mentre Andreotti, con una condotta processuale impeccabile, pazientemente aspettava che gli fosse resa giustizia, il sistema politico italiano si è progressivamente imbozzolato, come dimostrano i riti che si consumano in queste settimane di crisi di governo annunciata e poi rinviata. Di conseguenza sempre di più gli elettori si interrogano sulla qualità delle proposte politiche e degli stessi attori che le interpretano: tanto che per molti la tentazione forte è di staccare la spina.” “In realtà non si può costruire sulla sabbia e neppure su un terreno franoso o ingombro di macerie. Non si possono attribuire ruoli di supplenza a singoli o a pezzi di apparati, come addirittura era parso a favore della magistratura requirente. Ritorna così il monito contenuto nella lettera del Papa ai vescovi italiani per l’Epifania del 1994, nel momento forse di massima virulenza dei processi di crisi: “Dobbiamo chiamare tutti ad uno specifico esame di coscienza. Questo è un bilancio non solo di carattere politico, ma anche di carattere culturale ed etico. E’ necessario allora aiutare tutti a liberare tale bilancio dagli aspetti utilitaristici e congiunturali, come pure dai rischi di una manipolazione dell’opinione pubblica”. Sono parole ancora attualissime ed impegnative per tutti.” “Non si esce da questa litigiosa impasse se non con un rilancio anzitutto “culturale ed etico” e poi politico e programmatico. Ma occorrono punti di riferimento non effimeri. In questi giorni fa discutere un libro curato da quattro storici che denuncia i “miti” politici e culturali che hanno caratterizzato la storia dell’Italia contemporanea. Per fortuna anche il processo Andreotti ha smontato le illusioni di chi intendeva riscrivere, in senso tutto ideologico, la storia d’Italia come storia di collusioni o di complotti. Ma smontare i miti non basta: guardare avanti implica delle precise scelte di valore. E qui ritornano i temi emersi nella recente visita del presidente della Repubblica in Vaticano: la famiglia e la vita, la scuola e l’educazione, il lavoro e lo sviluppo, i processi di globalizzazione e l’identità.” “L’esito del processo Andreotti, lungo sei anni, non ci riporta indietro. Ma pone la domanda se non si sia perso tempo, in questi anni, inseguendo il frammento e l’utile di corto respiro. E i ritardi o si pagano o si cercano di recuperare, presto e bene.” “