DON GIULIODORI: LE SALE DELLA COMUNITÀ, “LUOGHI DI CULTURA E DI DIALOGO”

“Una peculiare traduzione del progetto culturale all’interno dell’impegno pastorale delle comunità parrocchiali”: così don Claudio Giuliodori, direttore dell’Ufficio Cei per le comunicazioni sociali, ha definito le “sale della comunità”, intese “non solo come spazio legato al cinema, ma come spazio multimediale che può ospitare diverse espressioni artistiche”. Intervenendo oggi al V congresso nazionale dell’Acec (Associazione cattolica esercenti cinema), in svolgimento a Roma fino al 28 ottobre, don Giuliodori ha fatto notare che le sale della comunità promosse dall’Acec “possono diventare luogo di approfondimento culturale e di dialogo sul territorio”, a patto però che nelle comunità ecclesiali si arrivi ad un “cambiamento di mentalità” in grado di “allargare i tradizionali orizzonti di impegno pastorale”. Le parrocchie, in altre parole, sono chiamate ad una “imprenditorialità pastorale”, perché “quello dei mass media è un settore che richiede anche investimenti economici”. Cinema, teatro, musica, televisione “vista comunitariamente”: sono questi, per il relatore, alcuni ambiti possibili per la sala della comunità, che “le nostre parrocchie sono sollecitate a gestire con creatività, creando percorsi nuovi di fruizione”. Per quanto riguarda le scelte di fondo della Chiesa italiana in fatto di comunicazione, don Giuliodori ha sottolineato “lo stretto legame, dal Convegno di Palermo in poi, tra impegno nel campo dei media e progetto culturale”: la consapevolezza che “il Vangelo fa cultura”, negli ultimi anni, si è tradotta in iniziative concrete, tra cui lo sviluppo dell’emittenza radiotelevisiva, che “va ad arricchire – ha concluso il direttore dell’Ufficio Cei – la presenza già consolidata nei settimanali diocesani e nella stampa nazionale”. ” “Sono attualmente 600 le sale della comunità, dislocate su tutto il territorio nazionale, che svolgono attività cinematografica. A queste se ne aggiungono numerose altre con attività multimediali.” “