FAMIGLIA OGGI: NON NASCONDIAMO AI BAMBINI IL SIGNIFICATO DELLA MORTE

Il lutto infantile è un problema che va gestito “senza atteggiamenti melassati o artificiosi, bensì nel rispetto della natura e della verità, con la disponibilità a non lasciare nessun interrogativo senza risposte esaurienti”. E’ quanto scrive Francesco Antonelli, sull’ultimo numero di “Famiglia oggi” (n. 10/’99), dedicato a “Sorella morte”. Al contrario di quanto si riteneva in passato, osserva l’autore dell’articolo, “non si può dire che il bambino ignori il significato e la presenza della morte. Perciò, quando gli muore un nonno, una zia, un genitore, è opportuno che la verità non gli venga taciuta o mascherata”. “No”, quindi, alla “congiura del silenzio”, in nome della quale “in molte famiglie si fa attenzione a non nominare mai il genitore scomparso, quasi lo si volesse colpevolizzare per essersi permesso di morire; oppure eliminarlo anche nella memoria, il che significa farlo morire un’altra volta”. Così facendo, infatti, “si ottiene il risultato certo di alienare il bambino dal fatto che è accaduto in famiglia, rendendogli più difficile sia accettare la separazione dal defunto sia formarsi nuovi legami affettivi”. L’adulto che ha “capito” la morte, osserva infine Antonelli, “è certamente in grado di trasmettere ai bambini la stessa comprensione”. La fede, in questo, è un aiuto prezioso, perché fa sì che la morte non venga intesa come un “salto nel buio”: “la fede – scrive Antonelli – non svela il mistero ma ne fornisce un’interpretazione, sicché il mistero non è più tale, o almeno non lo è più al cento per cento”. ” “” “