CHIESA E MEDIA: QUALE OPERATORE DELLA COMUNICAZIONE?

Tre sono i “profili” dell’operatore della comunicazione delineati da don Claudio Giuliodori, direttore dell’ufficio nazionale per le comunicazioni sociali, nel suo intervento al convegno che si apre oggi (e fino al 13 novembre) a Montesilvano (Pescara). “Capaci di ascoltare, pronti a parlare. La Chiesa italiana di fronte alla nuova cultura dei media” è il titolo dell’incontro, promosso dall’Ufficio Cei per le comunicazioni sociali, in collaborazione con la Fisc (Federazione italiana settimanali cattolici), il Corallo (Consorzio radiotelevisioni libere locali), il Copercom (Coordinamento per la comunicazione) e l’Ucsi (Unione cattolica della stampa italiana). Il primo “profilo”, spiega don Giuliodori, identifica un “operatore pastorale” strettamente “legato alla vita della comunità e alle sue strutture pastorali” ossia una “figura inserita nel consiglio pastorale, a cui vengono affidati compiti precisi”, coadiuvato da una commissione, con il “compito di animare o coordinare altri collaboratori impegnati in settori specifici della cultura e della comunicazione”. Un secondo “profilo” coinvolge chi ha responsabilità o promuove iniziative che riguardano la cultura e la comunicazione. “Animatori di circoli culturali, delle sale della comunità, dei gruppi teatrali, collaboratori per i giornalini e mezzi di informazione” per i quali la qualifica “pastorale”, precisa don Giuliodori, appare “non del tutto appropriata”. Il terzo “profilo” riguarda invece i professionisti impegnati nei media e nei centri di cultura, “che operano da cattolici in ambienti spesso del tutto estranei alla fede e ai valori cristiani”. “La loro testimonianza e il loro impegno sono di grandissima rilevanza per la missione della Chiesa”, sottolinea. “Nei loro confronti – precisa – va pensata una forma di coordinamento e la possibilità di favorire momenti di confronto e di formazione”. E come negli anni ’90 è stato proposto di creare gruppi Caritas in tutte le parrocchie, osserva, “perché non pensare ad una presenza altrettanto capillare e organizzata per gli operatori della cultura e della comunicazione?”. ” “” “” “