Secondo un recente rapporto delle Nazioni Unite, la guerra che insanguina la Repubblica democratica del Congo è costata finora più di 6 mila morti, 55 “desaparecidos”, oltre un milione di profughi interni e 300 mila esiliati. “Le cifre – si legge in un dossier dedicato dall’agenzia Fides al Congo e alle altre ‘guerre dimenticate’ – superano di gran lunga quelle del Kosovo o di Timor Est. Eppure l’interesse e l’attenzione verso questo Paese è minimo, la copertura giornalistica quasi risibile”. Senza una soluzione del conflitto nell’ex-Zaire, fa notare Fides, “rischia di esplodere tutta l’Africa Centrale. La Chiesa del Congo è consapevole del baratro su cui si trova il Paese, la voce dei cattolici laici organizzati continua ad invocare la pace a nome di tutta la popolazione”. ” “”Io ammiro il mio popolo. Vive questa stagione con coraggio, con una fede che gli fa comprendere il senso profondo degli avvenimenti, con un grande spirito di speranza”, dichiara a Fides mons. Laurent Montsengwo Pasinya, arcivescovo di Kisangani, la diocesi dell’est del Paese occupata militarmente dall’agosto 1998 dai ribelli e dalle truppe rwando-ugandesi che si oppongono a Kabila. Secondo l’arcivescovo uno dei motivi del conflitto è la ricchezza del Paese: “Più dura la guerra – osserva – più i protagonisti possono approfittarne per gestire le risorse minerarie”. L’arcivescovo di Kisangani chiede alla comunità internazionale lo schieramento di “una forza multinazionale”.” “