SETTIMANA SOCIALE: LE “DUE ITALIE” DELLA SOCIETÀ CIVILE

“Lo Stato da solo non può coinvolgere gli animi della gente. Solo la società civile potrà animare il riscatto morale del Paese”. Per don Antonio Salone, prete abruzzese presidente della Fondazione antiusura “Jubilaeum”, associazione interdiocesana sorta tre anni fa all’Aquila, è arrivato il tempo di una nuova sinergia tra la società legale e la società reale, che diventa una vera e propria urgenza “proprio là dove lo Stato è meno presente e il disagio alimenta il senso di abbandono e di impotenza fra le categorie più deboli”. “La mia esperienza – spiega don Salone – per esempio concretizza la necessità di costituire un fronte comune tra istituzione e società contro l’usura”. “E’ un percorso obbligatorio – dice – perché se da una parte si creano sempre più spazi di impegno e di protagonismo della società civile”, dall’altro c’è il rischio che nei vuoti e nelle opportunità che si aprono “si inseriscano ‘corpi intermedi’ che speculano, anziché costruire”. Ecco perché, secondo don Salone, “occorre da parte nostra, come Chiesa, e da parte della società politica che si vigili per costruire insieme il vero bene comune”.”Il punto è partire dalla concretezza dei problemi – è il parere di Massimo Ferro, imprenditore veneto – altrimenti si rischia di idealizzare la società civile, rimanendo sul piano accademico, senza arrivare a tradurre il progetto in azione”. “Come esistono due Italie, il Nord e il Sud – prosegue – esiste oggi il divario tra rappresentanza e società civile. Questo scollamento si colma nel momento in cui si elabora un progetto di ‘riconciliazione’ con la politica ma nel contempo si individuano anche soggetti e percorsi operativi”. “Dobbiamo allora chiederci – conclude l’imprenditore – qual è può essere il contributo dei cattolici all’edificazione della politica e che tipo di investimento la società civile nel suo complesso può realizzare”.