SANITÀ: IL PAPA CHIEDE UNA POLITICA PIÙ ATTENTA AI POVERI”

“Non è tollerabile” che “la limitatezza delle risorse economiche, oggi variamente sperimentata, si ripercuota di fatto prevalentemente sulle fasce deboli della popolazione e sulle aree del mondo meno abbienti, privandole delle necessarie cure sanitarie”, così come porti “ad escludere alcune stagioni della vita o situazioni di particolare fragilità”. Lo ha denunciato questa mattina Giovanni Paolo II, lanciando un appello “ai governanti e agli organismi internazionali perché nell’affrontare il rapporto fra economia e salute si lascino guidare unicamente dalla ricerca del bene comune”. Parole pronunciate durante l’incontro con i partecipanti alla XIV Conferenza internazionale promossa dal Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute sul tema “Economia e Salute”, che si concluderà domani in Vaticano. Una conferenza, ha osservato il Papa, che ha cercato di rispondere “alla domanda su cosa fare, a livello mondiale e in ogni Paese, per attuare in modo più umano e cristiano il rapporto fra economia e salute”. Problema, ha proseguito il Papa, che coinvolge sia “l’impostazione delle politiche nazionali sia il compito di evangelizzazione della Chiesa”.” “”Fortunatamente”, ha notato Giovanni Paolo II, a fronte di un ampliamento del divario fra “situazioni di ricchezza perfino smodata e di povertà spinta fino all’indigenza”, che si ripercuotono in modo pesante proprio sul rapporto fra economia e salute, “si sta facendo strada una maggiore consapevolezza della dignità di ogni persona umana e della radicale interdipendenza umana”. In questo orizzonte “si può realizzare il superamento di una visione economicista e quindi riduttiva della salute”.” “Giovanni Paolo II ha anche chiesto alle industrie farmaceutiche “di non far mai prevalere il profitto economico sulla considerazione dei valori umani, ma di mostrarsi sensibili alle esigenze di quanti non godono di un’assicurazione sociale”. Per eliminare le differenze fra Continenti, ha proseguito il Papa, occorre che i Paesi più avanzati mettano a disposizioni di quelli meno sviluppati “esperienza, tecnologia e una parte delle loro risorse economiche”. ” “” “