Fare luce su un periodo “poco studiato ma di grande interesse” per l’influsso esercitato sulla storia friulana dall’ordine monastico dei Benedettini. Questo l’obiettivo del convegno internazionale “Il Monachesimo benedettino in Friuli in età patriarcale” che è aperto oggi nell’abbazia di Rosazzo (Udine) su iniziativa dell’arcidiocesi di Udine e dall’Università della stessa città. L’incontro (al quale partecipano 20 studiosi di 8 università italiane e estere) si prefigge di riscoprire “l’originaria vocazione pluriculturale di questo territorio le cui radici affondano nell’illustre passato dell’abbazia di Rosazzo e della presenza benedettina”. Cesare Scalon, coordinatore scientifico dell’iniziativa, mette in evidenza la “stretta connessione delle abbazie friulane con i monasteri dell’area tedesca al di là delle alpi. Si tratta – afferma lo studioso – di una fitta rete di rapporti che hanno conseguenze rilevanti anche sul piano sociale, religioso e culturale”. Seguendo questa antica tradizione storica, il vasto complesso abbaziale di Rosazzo è stato scelto dall’arcidiocesi di Udine quale “centro propulsore di cultura e spiritualità di respiro mitteleuropeo”. Da qui, l’attualità del convegno. “Oggi – spiega Scalon – da una fase storica in cui i nazionalismi contrapponevano i popoli, si sta passando a considerare la diversità tra culture come una ricchezza, nell’ottica della ricerca di elementi comuni”. E’ questa apertura al confronto e al dialogo in una dimensione mitteleuropea che fu cifra distintiva della rete di abbazie benedettine che “ispira oggi – aggiunge don Duilio Corgnali (vicario episcopale per la cultura) – l’impegno dell’arcidiocesi di Udine a valorizzare l’Abbazia di Rosazzo come polo culturale e spirituale, per rinverdire la fecondità di quella presenza”.