Senza sorprese le suppletive di autunno: i cinque seggi in palio restano alla maggioranza di governo. Questa può così continuare senza traumi la sua complessa navigazione verso la verifica di gennaio. Il numero dei votanti scende in picchiata ovunque. Addirittura in tre dei cinque collegi resta sotto il 50% e questo dato non è meno significativo del risultato politico. Si recupereranno questi voti per i prossimi appuntamenti in calendario, a partire dalle regionali di fine marzo? Oppure molti hanno consapevolmente deciso di staccare la spina?” “La domanda non è retorica per chi si preoccupi in prospettiva degli sviluppi della politica in Italia. E si intreccia con la questione dei rapporti politica-magistratura, ritornata prepotentemente di attualità, a proposito ieri dell’assoluzione di Andreotti, oggi del rinvio a giudizio di Berlusconi.” “Al di là delle letture o delle convenienze che guardino all’utile immediato, è evidente che il problema si pone, tanto più che, da troppi anni ormai, l’impressione è che su questo come su altri problemi strutturali si navighi a vista e che la debolezza dei progetti, degli attori e delle forze politiche accentui i conflitti, senza favorire soluzioni efficaci.” “Attori deboli e malsicuri infatti non sono portati ad investire sulle strutture, cioè sulle regole e sulle istituzioni, perché sono preoccupati soprattutto di consolidare la loro malferma posizione. Anche per questo, da troppi anni si fa un gran parlare di riforme costituzionali, senza che si arrivi a risultati stabili.” “Il fatto è che un paese come l’Italia non si può permettere il lusso di istituzioni politiche deboli ed auto-referenziali. Già troppo alti sono i costi, in termini di differenziale di investimenti e di qualità delle infrastrutture, a partire dalla stessa pubblica amministrazione, che stiamo pagando anche con i partners (e concorrenti) europei.” “La cronaca di questi giorni sembra dire che il sistema politico italiano non é uscito ancora da una sindrome gravissima, che in un secolo e mezzo ha avuto diverse manifestazioni, ma che si può schematizzare nella mai piena legittimazione del competitore. In tempi diversi, per motivi diversi, con modalità diverse, qualsiasi siano le rispettive consistenze, le maggioranze e le opposizioni stentano enormemente a riconoscersi reciprocamente una piena legittimazione. Questo è il motivo per cui sono così difficili le alternanze e per cui il dibattito politico o è roba per iniziati o scade nella rissa. ” “Forse molti stanno staccando la spina perché sono consapevoli di tutto questo. Urgono comunque delle soluzioni. Si parla a questo proposito di assemblee costituenti (o ri-costitunti) e di commissioni di inchiesta. Ma questi strumenti (che suscitano diffidenze incrociate proprio a partire dalla mai piena legittimazione del competitore) lascerebbero comunque le cose come stanno dal punto di vista strutturale se non ci fosse una spinta convinta e convergente delle forze vive della cultura e della società. Gli “steccati”, come è stato detto nella settimana sociale di Napoli, si superano soltanto recuperando l’essenziale, cioè valori, principi ed interessi condivisi e dimostrando una grande apertura di mente, di animo e di cuore. Quella che in linguaggio aulico si chiama magnanimità e che nei classici è il primo attributo del grande uomo politico. ” “” “” “